Luglio 11, 2020 by admin

LA CIVILTA CONTADINA A PANICALE E DINTORNI

CULTURA AGRESTE, LA RACCOLTA DEL GRANO

(foto: Mario Bruni)
Quando si ricordano le attivita' economiche che nel passato hanno sostenuto il territorio di Panicale, e' obbligatorio parlare delle attivita' agricole e di quella che e' stata la civilta' contadina che per lunghi anni ha caratterizzato il territorio  del Comune di Panicale ma possiamo dire dell'Italia intera.
UN PASSATO RECENTE CHE SEMBRA LONTANO SECOLI
Parlando delle attivita' agricole la mente corre veloce ai ricordi di quando da bambino vivevo in una casa di campagna, la tipica casa contadina dove nell'aia scorrazzavano liberi galline, oche, tacchini, anatre e nelle stalle si trovavano mucche, maiali, pecore, conigli, e nel sottotetto vivevano e si riproducevano numerosi famiglie di colombi (colombaia o piccionaia). Durante il periodo estivo, quando le scuole chiudevano per le vacanze, era bello recarsi in campagna con i genitori a raccogliere il fieno trasportarlo nel fienile su carri di legno trainati da coppie di vacche o tori (bovi) di razza chianina.
Molto piu' coinvolgente era quando pochi giorni dopo la raccolta del fieno si iniziava la mietitura del grano, un rito quasi sacro in quanto con la mietitura e la successiva battitura si produceva quella che era (e che e' ancora oggi) la materia prima dell'alimentazione quotidiana, il grano e la farina dalla quale le sapienti mani delle donne contadine creavano il pane, la pasta e altri alimenti di prima necessita'.
Lume a olioIl pane in particolare veniva cotto nel forno a legna della casa e generalmente in quantita' sufficiente a soddisfare le esigenze della famiglia per alcuni giorni. A volte il pane veniva cotto anche per i vicini di casa che approfittavano del forno gia' riscaldato e pronto per la cottura del pane. La battitura del grano, come anche la vendemmia, era l'evento dell'anno, in particolare per i bambini che approfittavano del fatto che i propri genitori si ritrovavano nell'aia alle prese con la trebbiatura mentre loro passavano la giornata spensierati tra giochi e ripetute abbuffate di prelibati prodotti contadini. Durante la battitura, considerato che era un lavoro piuttosto impegnativo e faticoso, di solito tra colazioni, merende e pranzi non si mangiava mai meno di 4 0 5 volte al giorno. Le portate tipiche consistevano in abbondanti razioni di pasta fatta in casa ( tagliatelle) condita con nutriente sugo d'oca, seguita da saporiti arrosti a base di polame ee oche, faraone e contorni di insalata dell'orto. Nemmeno il doce non mancaa.  Il dolce era rigorosamente fatto in casa. Il torcolo (ciambella con il buco) rappresentava di solito il dolce che cocludeva i pranzi della battitura accompagnato dal vinsanto.
Durante tutto il pranzo, ma anche nell'aia, sulla tavola non mancava il vino della cantina  (a volte anche troppo !) che vista la fatica e il caldo non veniva certo risparmiato.
Oggi sedersi a tavola 4 o 5 volte durante la giornata puo' sembrare eccessivo ma va  tenuto nella dovuta considerazione che la battitura del grano era un lavoro durissimo, iniziava alle prime luci dell'alba per concludersi nella tarda serata, (a volte anche il giorno dopo con la sosta notturna) la durata naturalmente era determinata dalla quantita' di grano che si doveva trebbiare, e la fatica, vi assicuro era davvero tanta !!.

 
(sopra: Foto Storica Prop. Massimo Baldeschi  - sotto: Foto di Massimo Baldeschi - rappresentazione trebbiatura a Casalini)

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Luglio 29, 2020 by admin

LA CIVILTA CONTADINA A PANICALE E DINTORNI

CULTURA AGRESTE, LA VENDEMMIA

LA VENDEMMIA
Arrivava settembre il mese della vendemmia, per i contadini, quasi al pari della battitura del grano, era un momento molto importante. La vigna curata e coltiva per l'intero anno, dalla vangatura manuale (immane fatica) alla potatura al trattamento con il ramato ecc. finalmente era pronta per dare i sui frutti. Si preparano le botti, i tini e i "bigonci", contenitori in legno a forma di tronco di cono stretti  realizzati con doghe di legno tenute strettamente insieme da fasce di ferro. Venivano usati soprattutto per la movimentazione delle uve durante la raccolta delle uve. I bigonci venivano poi caricati sui carri trainati dai buoi e quindi condotti alla cantina dove l'uva veniva lavorata e trasformata in ottimo vino. Come per la battitura i contadini si aiutavano reciprocamnete nella raccolta e nella lavorazione delle uve e dopo la fermentazione e il processo necessario ad ottenre il vino facevano a gara per vantarsi su quale fosse il vino migliore invitando all'assaggio vicini di casa e amici. Qui per gustare bene il vino novello non bastava mai un solo bicchiere...

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Luglio 09, 2020 by admin

LA RACCOLTA DELLE OLIVE e l'olio di Panicale

CULTURA AGRESTE, LA RACCOLTA DELLE OLIvE

LA RACCOLTA E LA MOLITURA DELE OLIVE - Per la famiglia contadina l’olio ha da sempre rappresentato un fonte di nutrimento e sostegno economico, ancora oggi nonostante le crescenti difficoltà; che si incontrano nel mantenere attiva ed efficiente questa attività; agricola, le colline di Panicale sono avvolte da un manto verde rappresentato dalle migliaia di piante di olivo che grazie alla posizione collinare e alla mitezza del clima che caratterizza la zona, grazie anche alla presenza del Lago Trasimeno, restituiscono ogni anno un olio dal gusto avvolgente e di grande qualità.
Con il trascorrere degli anni il metodo di raccolta e di molitura è notevolmente mutato, dalla raccolta con il cesto di vimini sulle spalle salendo sulle piante con una traballante scala di legno si è passati alla raccolta semi-automatica ma soprattutto la molitura ha subito una notevole evoluzione, dalle tradizionali macine a pietra alle moderne macchine che in poche ore riescono a macinare quintali di olive e estrarre olio di ottima qualità.
Chi fosse interessato, l’Oleificio Cooperativo IL PROGRESSO che ha sede il località "Olmini" ai piedi della collina di Panicale, produce e vende l’olio delle colline panicalesi con il marchio “Olio San Sebastiano”. Per il turista che si trovasse anche solo a transitare nella zona è una delle tappe obbligate per acquistare per se o portare in dono quale souvenir di viaggio uno dei prodotti di maggior pregio di Panicale e della zona del Lago Trasimeno.

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