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IMMAGINI STORICHE DI PANICALE
Foto di Camillo
Polozzi anno 1880 (circa)
Le
origini di Panicale
si perdono nella notte dei tempi, infatti
la sua posizione estremamente strategica sia da un punto di vista ambitale (
lontano dalle paludi delle pianure) militare e polito ha fatto sì che le
popolazioni locali, anche le più antiche abbiano scelto il crinale est del
Monte Petrarvella quale luogo per insediarsi e vivere.
I primi nuclei abitativi risalgono probabilmente al II° millennio a.C.
Nel corso dei secoli si sono avvicendate popolazioni indoeuropee, umbre,
etrusche e romane che hanno più volte mutato l'aspetto della città.
Per molto tempo Panicale ha legato le sue vicende a quelle di Perugia, ne è
testimonianza lo stemma araldico che porta accanto al simbolo del Castello
(una torre con spighe di panìco) il grifo perugino.
La prima compilazione di uno statuto comunale risale al 1316, redatto in
latino dal notaio Pietro di Vannuccio e tradotto poi in volgare nel 1484, per
una maggiore divulgazione.
Il Rinascimento è per Panicale un periodo di sviluppo economico, urbanistico
ed artistico, che vede la realizzazione di opere d'arte di notevole pregio,
grazie a presenze come il Perugino ed i suoi allievi.
Definita "terra insigne" nel 1543, dal Pontefice Paolo III, è oggi uno dei
piccoli borghi italiani più attraenti.
Vari i significati attribuiti al suo nome: dal più verosimile "Luogo dove
ardono are al dio Pan" (Pani calet), al poetico "dove tutto è bello" (Pan
Kalon), per finire con il significato esplicitato anche nello stemma "luogo
dove si coltiva il panìco" (pan colis).
Conserva ancora la struttura tipica di castello medioevale, un tempo
circondato dal fosso d'acqua, con i due ingressi verso Perugia e verso
Firenze; con le sue tre piazze inglobate in un giro di ellissi concentriche.
Il punto migliore da dove iniziare una visita di Panicale, è sicuramente la
Chiesa di San Sebastiano , che conserva all'interno il bellissimo affresco
del Perugino "Il martirio di S. Sebastiano" (1505).
L'opera occupa l'intera parete della Chiesa e colpisce per la sua leggerezza.
Lo stesso paesaggio appena ammirato fuori, è riprodotto in tutta la sua
leggiadria come fondale per quella che molti definiscono la 'danza degli
arcieri intorno al Santo.
Nella stessa chiesa è conservato un affresco raffigurante la Madonna in trono,
attribuito allo Spagna, proveniente dalla Chiesa di S. Agostino.
I
volti dei personaggi illustri
della storia di Panicale, si possono scoprire
visitando la Pinacoteca raccolta nelle stanze del palazzo municipale:
31 tele ritraggono uomini di culto, valorosi combattenti, letterati ecc.
Questa collezione prende il nome da Francesco Mariottini, che la commissionò
nella seconda metà del '700.
Il feroce Boldrino, il gesuita Virgilio Ceppari, il famoso Masolino, lo stesso
Mariottini sembrano osservare tutto ciò che accade nelle stanze del palazzo.
Se poi si entra in paese da Porta Perugina è la fontana del 1473, in
travertino a risaltare per prima: questa era l'antica cisterna del paese, che
si estendeva fin sotto tutta la pizza ; si coglie contemporaneamente il retro
dell'imponente Collegiata dedicata a San Michele Arcangelo. La Chiesa,
risalente al secolo XI, si presenta al suo interno in una veste tipicamente
barocca.
Nell'abside si ammira "L'Annunciazione", affresco attribuito a Tommasino Fini
detto Masolino (1383-1447). In fondo a sinistra la tavola di Giovan Battista
Caporali (1476 - 1560), allievo del Perugino,"L'Adorazione dei pastori"
(1519).
Da notare l'organo Morettini (1835), restaurato in occasione del Giubileo
2000.
Altre tre tele impreziosiscono la Chiesa: la tela de "L'Ultima cena" (autore
ignoto - fine secolo XVIII), la "Crocefissione fra Sant'Ignazio di Lojola, San
Filippo Apostolo, San Francesco Saverio e San Girolamo" attribuita a
Bartolomeo Barbiani (1640), e il "San Pellegrino" di Tommaso Maria Conca, noto
esponente del Neoclassicismo romano.
Di fronte alla Collegiata, si trova la dimora che un tempo fu del valoroso
capitano di ventura Giacomo Paneri detto Boldrino
da Panicale (1331-1391) "fausto agli amici, infausto ai nemici". Oltrepassata
la famosa dimora, si sale verso il punto più alto del paese, Piazza Masolino,
dove domina il Palazzo del Podestà del XIV sec.
Di stile gotico-lombardo, opera dei maestri comancini, il palazzo custodisce
l'archivio storico e quello notarile del Comune, con atti risalenti al 1312.
Scendendo attraverso le viuzze, si arriva velocemente al Teatro Cesare
Caporali, sorto tra il XVII e il XVIII secolo e ricostruito poi
dall'architetto Caproni nel 1858.
Uno dei più piccoli teatri umbri, con 154 posti, struttura in legno decorato a
stucchi, conserva, ancora il sipario dipinto nel 1859 da Mariano Piervittori,
che raffigura la consegna delle chiavi di Perugia a Boldrino Paneri.
Usciti da Porta fiorentina, fatti alcuni passi si giunge alla ex Chiesa di S.
Agostino (XVI), dal 2001 adibita a Museo del tulle, intitolato ad Anita
Belleschi Grifoni. Al suo interno resti di antichi affreschi attribuiti alla
scuola del Perugino ed il pregevole altare in pietra serena di Giambattista di
Cristoforo da Cortona (1513) fanno da cornice ai numerosi manufatti ricamati,
tipici esempi di "Ars panicalensis".
Il ricamo a mano su tulle riportato in vita, agli inizi del '900, da Anita
Belleschi Grifoni, fu esportato oltre i confini regionali e nazionali.
Poco distante dalla Chiesa di S. Agostino, altra chiesa da visitare è quella
della Madonna della Sbarra, collocata dove anticamente sorgeva il
casello daziario. Costruita nel 1600 per volere del Comune, la chiesa è
suddivisa al suo interno in tre navate, con cinque altari. L'altare maggiore è
caratterizzato da quattro imponenti angeli dorati, che fanno da pilastri alla
struttura architettonica.
Al piano superiore l'antico romitorio ospita una raccolta di oggetti e
paramenti sacri (dal XVII al XIX sec.) suddivisi in vetrine a rappresentare
momenti della liturgia e della fede.
Nel territorio comunale, Tavernelle può essere definita come il cuore
economico, produttivo e commerciale.
Da vedere la fontana del Leone, recentemente restaurata e la grande piazza
centrale.
A pochi chilometri da Panicale, un'altra testimonianza del fecondo periodo
rinascimentale è il Santuario della Madonna di
Mongiovino, da sempre mèta di pellegrinaggi. Nato intorno ad un'edicola,
il ricco complesso visibile oggi, consacrato nel 1646, vide l'intervento di
numerosi artisti di talento durante il Rinascimento e il Manierismo.
Mentre la storiografia ottocentesca attribuisce al Bramante il progetto
architettonico del Santuario, altri documenti conservati presso la Biblioteca
Augusta di Perugia, attesterebbero che fu Rocco da Vicenza l'architetto che lo
ideò.
All'interno opere di grandi artisti quali Nicolò Circignani , Giovanni Wraghe,
Hendrich Van den Broeck . Il Santuario delle Grondici, a circa 10 km da Panicale offre un
panorama mozzafiato sulle vallate circostanti.
La chiesa custodisce un'immagine che raffigura la Vergine e il Bambino fra i
santi Sebastiano e Rocco dipinta su tela nel 1495 da Gregorio Gregori detto il
Teutonico.
(parte del testo è stato gentilmente concesso dall'ufficio cultura del
comune di panicale)