Le Opere d'Arte a
Panicale.
Il martirio di San Sebastiano
NOTE SULLA CHIESE DI SAN SEBASTIANO in Panicale (Perugia)
La piccola Chiesa si trova in cima a un colle posto a Est del nucleo storico
del pese, Ed è proprio all'interno di questa piccola Chiesa che possiamo
trovare una delle opere più belle e importanti del Perugino. Il Martirio di
San Sebastiano, che quì viene rappresentato, è sicuramente tra le opere di
maggior pregio che Pietro Vannucci, detto appunto Il Perugino, realizzò
nella sua vita. In quest'opera troviamo il Perugino intento a rielaborare
quei problemi spaziali che lo avevano occupato sin dalla sua giovinezza. Il
"Martirio" è infatti concepito come una rappresentazione astratta, formata
da figure geometriche: piramide, rettangolo, cerchio. La piramide centrale è
costituita da quattro arcieri, di apollinea eleganza, come danzanti intorno
al corpo del Santo che placidamente riceve le frecce. Dietro la scena, si
estende uno splendido panorama che poi è quello che si ammira fuori dalla
chiesa, verso il Trasimeno a la Valdichiana.
FESTA DI SAN SEBASTIANO 20 GENNAIO 2012
L'Istituto Educativo San Sebastiano di Panicale è lieto di riprendere l'antica tradizione (purtroppo interrotta nel 1966) dei festeggiamenti in onore di San Sebastiano, nel giorno della celebrazione cattolica del santo, il 20 gennaio, presso la chiesa di San Sebastiano in Panicale
Programma della manifestazione:
ore 10,00 arrivo delle classi della scuola elementare e media di Panicale
ore 10,10 saluto e introduzione di Mauro Bianucci, presidente dell'istituto
ore 10,20 didattica museale e animazione di Alessio Marcucci
ore 10,30 agiografia del santo, intervento di Eleonora Capuccini
ore 10,40 culto e festeggiamenti, intervento di Sara Indira Belaief
ore 10,50 intervallo con rinfresco per i bambini e gli insegnanti
ore 11,10 buffet per tutti i partecipanti offerto dall'istituto educativo
ore 11,30 presentazione del programma delle attività didattiche
ore 11,50 saluto finale di Paola Natazzi, educatrice scolastica
ore 12,00 rientro a scuola delle classi elementari e medie
Siete pertanto invitati a festeggiare insieme a noi il
santo presso i locali dell'Istituto Educativo San Sebastiano.
Nota su San Sebastiano:
Sebastiano, che secondo s. Ambrogio era nato e cresciuto a Milano, da padre
di Narbona e da madre milanese, era stato educato nella fede cristiana, si
trasferì a Roma nel 270 e intraprese la carriera militare intorno al 283,
fino a diventare tribuno della prima coorte della guardia imperiale a Roma,
stimato per la sua lealtà e intelligenza dagli imperatori Massimiano e
Diocleziano, che non sospettavano fosse cristiano.
Grazie alla sua funzione, poteva aiutare con discrezione i cristiani
incarcerati, curare la sepoltura dei martiri e riuscire a convertire
militari e nobili della corte, dove era stato introdotto da Castulo,
domestico della famiglia imperiale, che poi morì martire.
La leggendaria ‘Passio’, racconta che un giorno furono arrestati due giovani
cristiani Marco e Marcelliano, figli di un certo Tranquillino; il padre
ottenne un periodo di trenta giorni di riflessione prima del processo,
affinché potessero salvars i dalla certa condanna sacrificando agli dei.
Nel tetro carcere i due fratelli stavano per cedere alla paura, quando
intervenne il tribuno Sebastiano riuscendo a convincerli a perseverare nella
fede; mentre nel buio della cella egli parlava ai giovani, i presenti lo
videro circondato di luce e tra loro c’era anche Zoe, moglie del capo della
cancelleria imperiale, diventata muta da sei anni. La donna si inginocchiò
davanti a Sebastiano, il quale dopo aver implorato la grazia divina fece un
segno di croce sulle sue labbra, restituendole la voce.
A ciò seguì una collana di conversioni importanti, il prefetto di Roma
Cromazio e suo figlio Tiburzio, Zoe col marito Nicostrato e il cognato
Castorio; tutti in seguito subirono il martirio, come pure i due fratelli
Marco e Marcelliano e il loro padre Tranquillino.
Sebastiano per la sua opera di assistenza ai cristiani, fu proclamato da
papa s. Caio “difensore della Chiesa” e proprio quando, secondo la
tradizione, aveva seppellito i santi martiri Claudio, Castorio, Sinforiano,
Nicostrato, detti Quattro Coronati, sulla via Labicana, fu arrestato e
portato da Massimiano e Diocleziano, il quale già infuriato per la voce che
si diffondeva in giro, che nel palazzo imperiale si annidavano i cristiani
persino tra i pretoriani, apostrofò il tribuno e lo condannò ad essere
trafitto dalle frecce; legato ad un palo in una zona del colle Palatino.
Sebastiano fu colpito seminudo da tante frecce da sembrare un riccio;
creduto morto dai soldati fu lasciato lì in pasto agli animali selvatici. Ma
la nobile Irene, vedova di s. Castulo, andò a recuperarne il corpo per
dargli sepoltura, secondo la pia usanza dei cristiani, i quali sfidavano il
pericolo per fare ciò e spesso venivano sorpresi e arrestati anche loro.
Irene si accorse che il tribuno non era morto e trasportatolo nella sua casa
sul Palatino, prese a curarlo dalle numerose lesioni. Miracolosamente
Sebastiano riuscì a guarire e poi nonostante il consiglio degli amici di
fuggire da Roma, egli che cercava il martirio, decise di proclamare la sua
fede davanti a Diocleziano e al suo associato Massimiano.
Superata la sorpresa, dopo aver ascoltato i rimproveri di Sebastiano per la
persecuzione contro i cristiani, innocenti delle accuse fatte loro,
Diocleziano ordinò che questa volta fosse flagellato a morte; l’esecuzione
avvenne nel 304 ca. nell’ippodromo del Palatino, il corpo fu gettato nella
Cloaca Massima, affinché i cristiani non potessero recuperarlo.
L’abbandono dei corpi dei martiri senza sepoltura, era inteso dai pagani
come un castigo supremo, credendo così di poter trionfare su Dio e privare
loro della possibilità di una resurrezione. La tradizione dice che il
martire apparve in sogno alla matrona Lucina, indicandole il luogo dov’era
approdato il cadavere e ordinandole di seppellirlo nel cimitero “ad
Catacumbas” della Via Appia. Le catacombe, oggi dette di San Sebastiano,
erano dette allora ‘Memoria Apostolorum’, perché dopo la proibizione
dell’imperatore Valeriano del 257 di radunarsi e celebrare nei cosiddetti
“cimiteri cristiani”, i fedeli raccolsero le reliquie degli Apostoli Pietro
e Paolo dalle tombe del Vaticano e dell’Ostiense, trasferendoli sulla via
Appia, in un cimitero considerato pagano.
Fino a tutto il VI secolo, i pellegrini che vi si recavano attirati dalla
‘memoria’ di s. Pietro e s. Paolo, visitavano in quel cimitero anche la
tomba del martire, la cui figura era per questo diventata molto popolare e
quando nel 680 si attribuì alla sua intercessione, la fine di una grave
pestilenza a Roma, il martire s. Sebastiano venne eletto taumaturgo contro
le epidemie e la chiesa cominciò ad essere chiamata “Basilica Sancti
Sebastiani”.
Il santo, venerato il 20 gennaio, è considerato il terzo patrono di Roma,
dopo i due apostoli Pietro e Paolo. Le sue reliquie, sistemate in una cripta
sotto la basilica, furono divise durante il pontificato di papa Eugenio II
(824-827) il quale ne mandò una parte alla chiesa di S. Medardo di Soissons
nel 826; mentre il suo successore Gregorio IV (827-844) fece traslare il
resto del corpo nell’oratorio di San Gregorio sul colle Vaticano e inserendo
il capo in un prezioso reliquiario, che papa Leone IV (847-855) trasferì poi
nella Basilica dei Santi Quattro Coronati, dove tuttora è venerato. Gli
altri resti di s. Sebastiano rimasero nella Basilica Vaticana fino al 1218,
quando papa Onorio III concesse ai monaci cistercensi, custodi della
Basilica di S. Sebastiano, il ritorno delle reliquie risistemate nell’antica
cripta; nel XVII secolo l’urna venne posta in una cappella della nuova
chiesa, sotto la mensa dell’altare, dove si trovano tuttora.
S. Sebastiano è considerato patrono degli arcieri e archibugieri,
tappezzieri, fabbricanti di aghi e di quanti altri abbiano a che fare con
ogge tti a punta simili alle frecce. Attualmente, in Italia, è il santo
patrono della polizia municipale. Patrono di Pest a Budapest e dei Giovani
dell’Azione Cattolica, è invocato nelle epidemie, specie di peste, così
diffusa in Europa nei secoli addietro.
Nell’arte antica s. Sebastiano fu variamente raffigurato come anziano, uomo
maturo con barba e senza barba, vestito da soldato romano o con lunghe vesti
proprie di un uomo del Medioevo. Dal Rinascimento in poi diventò nell’arte,
l’equivalente degli dei ed eroi greci, celebrati per la loro bellezza come
Adone o Apollo, poi ispirandosi ad una leggenda dell’VIII secolo, secondo la
quale il martire sarebbe apparso in sogno al vescovo di Laon, nelle
sembianze di un efebo, pittori e scultori cominciarono a raffigurarlo come
un bellissimo giovane nudo, legato ad un albero o colonna e trafitto dalle
frecce. Il soggetto si presentava ad una libera interpretazione del primo
martirio delle frecce, (non si teneva co nto che fosse poi morto con il
flagello) e secondo l’estro dell’artista per un compiaciuto virtuosismo
anatomico, applicato ad un soggetto religioso.

